Herrin : I Lombardi, il Carbone, il Massacro di Herrin e tutto il resto…

La comunità italiana di Herrin, Illinois, costituita per la maggior parte da emigrati lombardi del Mandamento di Cuggiono, vi fu attirata dall’apertura delle miniere di carbone. Una parte dei lombardi si trasferì da St. Louis e Springfield, Illinois e il resto direttamente dall’Italia. 
Infatti nel 1889 Samuel T. Brush fondò la St. Louis and Big Muddy Coal Company che poco dopo localizzò il primo giacimento di carbone a Herrin’s Prairie a una profondità di appena sessanta metri. La popolazione dell’area non superava allora il migliaio.

Nessun italiano aveva la più vaga idea dell’ambiente di lavoro e di vita in cui si stava infilando, avendo in testa solo il pensiero di affrancarsi da una condizione economica spesso al limite della sopravvivenza. Pochi di loro avevano avuto esperienze dirette in attività minerarie soprattutto in Lussemburgo, Germania e Austria, e la scarsa alfabetizzazione non aveva ancora formato una decisa coscienza sindacale.

Nessuno di loro immaginava che la loro acculturazione nel sistema di vita americano avrebbe attraversato un periodo tumultuoso da far rabbrividire chiunque.

Nonostante l’Illinois fosse lo stato del presidente Abraham Lincoln che aveva tra le priorità l’abolizione della schiavitù, l’Illinois del Sud non era propriamente favorevole alle sue posizioni. Molti abitanti simpatizzavano per i confederati, alcune città tra cui Marion, confinante con Herrin, avevano votato per la secessione dagli Stati Uniti.

La contea di Williamson, di cui Herrin faceva parte, era stata colonizzata da persone provenienti dalle colline del Tennessee, Kentucky, Virginia, protestanti di fede metodista e battista molto indipendenti, pieni di pregiudizi, legati all’onore famigliare, facilmente irascibili ed emotivi e poco inclini al perdono. La contea di Williamson che ha una superficie di un migliaio di chilometri quadrati e raggiunge oggi i 60.000 abitanti, pur avendo allora una popolazione scarsa e sparsa, secondo lo storico Milo Erwin  registrò tra il 1839 e il 1876 almeno 495 aggressioni, 285 aggressioni a mano armata e una cinquantina di omicidi. Inoltre, soltanto sei persone furono effettivamente condannate mentre la maggior parte di esse fu assolta per legittima difesa.

Successivamente. In questo ambiente da Far West si inserisce il periodo noto come Bloody Vendetta – Sanguinosa Vendetta che a partire dal 1868 e fino al 1876 creò il terrore nella contea. Una faida per futili motivi, una semplice partita a carte, coinvolse i componenti delle famiglie Bulliner e Henderson. In seguito i Bulliner se la presero con i Sisner per un raccolto di avena che finì in una grande rissa in un general store di Carterville. Dalle mani si passò poi agli omicidi: i primi a cadere furono George e David Bulliner uccisi presumibilmente da Thomas Russell che fu però assolto. Seguirono poi l’imboscata mortale a James Henderson e molte altre mancate tra cui quella a George Sisney. Dopo l’uccisione del dott. Vincent Hinchcliff l’assemblea della contea di Williamson tentò di approvare un fondo di 10.000 dollari per bloccare questa catena di omicidi che però non fu approvato.

Nel 1875, George Sisney fu assassinato a Carbondale seguito poco dopo dal negoziante William Spence di Carterville.

La contea e il governatore dell’Illinois offrirono una taglia per l’arresto degli assassini di Bulliner, Sisney, Hinchcliff, Henderson e Spence che condusse all’arresto di Samuel Music a Cairo, il quale incarcerato a Marion rivelò i nomi dei vari assassini.

Marshall Crain venne arrestato in Arkansas e impiccato a Marion, reo confesso dell’uccisione di Spence mentre John Bulliner e Allan Baker furono condannati a 25 anni per l’uccisione di George Sisney.

Questa impressionante serie di delitti venne sconfitta e la contea di Williamson osservò qualche anno di pace grazie soprattutto all’industria del carbone che alimentò lo sviluppo dell’economia locale.

È in questo scenario che i lombardi si insediano soprattutto a Herrin dove Ephraim Herrin, D.R. Harrison e la signora Williams finanziano nel 1892 la prima estrazione di minerale di carbone.  Nel 1895 viene costruita la Chicago and Carbondale Railroad Company che collega Carbondale con Herrin e Johnston City mentre l’anno successivo la Big Muddy Coal and Iron scava il primo pozzo della miniera n.7 a est di Herrin.

Nel 1898 i primi lombardi, già presenti sul territorio, appena due anni dopo l’apertura dell’ufficio postale di Herrin, costituiscono la Lombard Society – la società di mutuo soccorso che li aiuterà ad affrontare assieme le difficoltà di integrazione nella società americana forti dell’esperienza associativa acquisita a Cuggiono in seno alla società di mutuo soccorso locale.

Il clima nel settore minerario era comunque particolarmente conflittuale nel sud dell’Illinois, teatro tra il 1898 e il 1900 delle cosiddette Illinois coal wars – guerre del carbone contrassegnate anche dai conflitti tra minatori bianchi e lavoratori di colore assoldati dai proprietari delle miniere in loro sostituzione  durante gli scioperi; conflitti  culminati negli scontri  di Virden del 12 ottobre 1898 e in quella di Pana del 10 aprile 1899.

La United Mine Workers of America (UMWA), il sindacato dei minatori, ebbe comunque la meglio, e a testimonianza di come i conflitti razziali sfruttati dai proprietari  delle miniere si intrecciassero ai forti conflitti di classe in corso, Virden divenne una sundown town – città dove i negri avevano l’obbligo di andarsene al calar del sole.

Vicende analoghe a Cambria dove il 30 giugno 1899 un treno che trasportava un gruppo di crumiri fu attaccato causando un morto e venti feriti mentre a Carterville il 17 settembre del 1899  cinque crumiri furono uccisi da parte dei minatori in sciopero, esasperati sia dal loro comportamento che da quello della milizia della compagnia mineraria che li proteggeva.

Tutti gli accusati furono assolti dalle giurie locali.

Da evidenziare che questi fatti di sangue e i relativi conflitti razziali connessi agli scioperi, in questa fase non elencano nomi di italiani, che invece saranno oggetto di ripetuti attacchi sia del giornalismo che della giustizia americana negli anni seguenti.

Ciò che accadde a Carterville fu esemplare del modo di operare nel settore del carbone.
Samuel T. Brush aveva costituito la St. Louis e Big Muddy Coal Company nel 1889. Nel 1894 il sindacato aveva raccolto il consenso dei minatori ed indire uno sciopero per protestare contro le paghe troppo basse sciopero che però si concluse dopo due mesi senza portare nessun miglioramento salariale. Nel 1897 la Big Muddy considerata la compagnia mineraria più produttiva dell’Illinois annunciò una decurtazione del salario in accordo con le altre compagnie minerarie  dell’Illinois, decisione che innescò uno sciopero cui non aderirono i minatori della Muddy Coal non ancora sindacalizzati che promisero di lavorare durante lo sciopero a fronte di un aumento di salario.

Nel frattempo la UMWA aveva organizzato una sezione locale del sindacato.

Quando la Muddy Coal rifiutò  l’aumento concordato tra gli operatori dell’Illinois e il sindacato, la maggior parte dei minatori entrò in sciopero ma la compagnia seppure a ritmo ridotto continuò le estrazioni.

Il 20 maggio 1898 Brush fece arrivare un gruppo di lavoratori di colore. I tentativi di dissuasione da parte dei sindacati furono inutili. Il 30 giugno 1899  giunse un altro contingente di black strike-breakers –  e le loro famiglie al seguito. Nello scontro che ne segue muore una donna e venti persone sono ferite. Intervengono due compagnie della milizia a riportare la calma. Se ne andranno l’11 settembre 1899. Il giorno dopo, 12 settembre 1899, Thomas Brush viene assalito da due scioperanti a Murphysboro e il 17  cinque crumiri vengono uccisi durante a Carterville favorendo il ritorno della milizia.

I processi ai dimostranti di Cambria e di Carterville si terranno a Vienna ma in entrambi i casi gli accusati di omicidio saranno assolti dalla giuria.

Alla fine la miniera di Brush sarà acquisita dalla Madison Coal Company ed avrà personale totalmente sindacalizzato.

Ma i conflitti continueranno. Nel 1901 Joseph e Levi Ziegler comprano una miniera di carbone nella contea di Franklin adiacente a quella di Williamson. Nel 1904 comincia l’estrazione di minerale, ma subito dopo viene ridotto il compenso per tonnellata di materiale scavato adducendo come pretesto la crescente meccanizzazione.

I minatori entrano in sciopero ma la proprietà importa un primo contingente di crumiri e di guardie a loro protezione. A fine novembre viene chiamata la milizia in seguito a un’imboscata nei confronti di alcuni funzionari della compagnia mineraria. Vi resterà fino al 1905.

Il 3 aprile 1905, 54 minatori perdono la vita in seguito a un’esplosione mentre il 4 novembre del medesimo anno scoppia un incendio che determina la chiusura dei pozzi per 90 giorni per ordine dell’ispettore minerario. Nel gennaio del 1909 durante l’ispezione da parte di una squadra di pulizia si verifica un’altra esplosione che causa la morte di 26 minatori che porta alla chiusura della miniera di Ziegler.

Malgrado ciò i funzionari della miniera inviano nel pozzo una squadra di controllo in vista di una prossima apertura. Il 9 febbraio 1909 un’altra esplosione provoca la morte di tre minatori, determinando lam chiusura definitiva della miniera Ziegler.

 

Al momento, in questa incredibile atmosfera di conflitto, i minatori lombardi sembrano essere estranei. La popolazione di Herrin secondo il censimento del 1900 è di 2.900 anime ; nel 1901 viene celebrata la prima messa nella chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, molto venerata a Cuggiono.

Gli italiani in questo scorciodi Novecento non fanno notizia, salvo Pete Cardani nato in Argentina, dove altri cuggionesi si erano stabiliti, il quale dopo aver appreso l’arte del costruire a St. Louis arriva nel 1906 a Herrin dove lascia, la sua firma su diversi edifici tra cui l’ippodromo, il Davies Brothers Building e la Loggia Massonica.

Nel 1910 La popolazione di Herrin raggiunge 6,891 persone di cui 1.080 stranieri.

Gli anni tra il 1910-1920 furono relativamente tranquilli dal punto di vista sindacale stimolati dalla resa del carbone favorita dall’aumento della richiesta dopo lo scoppio della prima guerra mondiale.

Le cose cambiarono il 5 agosto 1920, quando una folla di oltre 3.000 persone prese possesso della città mineraria di West Frankfort dopo l’omicidio di due giovani, Amiel Calcaterra, 14 anni e Tony Hemphill, 20 anni ritenuti colpevoli di essere a conoscenza delle malefatte di un gruppo di rapinatori di banca di origine italiana. I locali, esasperati anche da alcuni vessazioni attribuite alla Mano Nera per via della presenza di una folta comunità siciliana, misero a ferro e fuoco il quartiere italiano costringendo il sindaco e lo sceriffo a far intervenire il governatore con 5 compagnie della milizia per ripristinare l’ordine. La folla inferocita si scagliò sugli italiani in particolare e contro i soldati.

West Frankfort una sundown town, riservò agli italiani un trattamento feroce con ripetuti maltrattamenti e la distruzione delle proprietà personali. La folla impose loro di abbandonare la città verso altri centri minerari della contea di Franklin e Williamson, cosa che questi fecero a bordo di carri, in auto o a piedi con quel poco che erano riusciti a salvare. Un dramma inaudito durato tre giorni.

Settimio de Santis e Frank Bianco, i due sospettati di assassinio furono processati nella contea di Williamson dove erano avvenuti i delitti. Frank Bianco si suicidò in cella il 10 dicembre 1920 mentre Settimio De Santis fu processato, condannato a morte il 20 dicembre 1920 e giustiziato l’11 febbraio 1921.

Ovviamente nessun italiano ottenne risarcimenti o scuse e naturalmente nessun dimostrante fu arrestato.

Anche questa era l’America, quell’America del sogno americano dove i cuggionesi erano arrivati a partire dagli anni novanta dell’ottocento e dove dopo una trentina d’anni volevano sentirsi parte integrante del Paese che avevano aiutato a costruire. Ma non era finita qui.

Dopo la fine della prima guerra mondiale la richiesta carbone diminuì in maniera consistente perché il mercato virò verso il petrolio e il gas naturale, le miniere di altri stati che operavano con lavoratori non iscritti al sindacato diventarono economicamente più competitive tanto più che le nuove tecniche di estrazione richiedevano sempre meno manodopera.

Con queste premesse nel 1921 W. J. Lester fondatore della Southern Illinois Coal Company aprì una miniera a cielo aperto tra Marion e Herrin. Il 1 aprile 1922 la UMWA proclamò uno sciopero nazionale. Lester, sommerso dai debiti legati all’inizio dei lavori, negoziò con la UMWA la continuazione della produzione promettendo però di non spedire il carbone fino al termine dello sciopero.

A giugno Lester che aveva estratto oltre 60.000 tonnellate di minerale il cui valore aggiunto a causa della scarsità del prodotto era sui 250.000 dollari ritenne opportuno violare gli accordi presi. Quando i minatori iscritti alla UMWA si opposero, li licenziò in tronco sostituendoli con una cinquantina di crumiri e guardie reclutati a Chicago.

Il 16 giugno 1922 Lester, certo di risolvere i suoi problemi finanziari, spedì via treno 16 vagoni di carbone scortati dalle guardie armate di fucili e mitragliatrici.

Lester sosteneva che sia gli addetti agli escavatori che i ferrovieri erano iscritti ai rispettivi sindacati ma fu sconfessato dall’UMWA che li dichiarò crumiri in quanto appartenenti a organizzazioni illegali. La International Brotherhood of Steam Shovel and Dredgemen – Sindacato degli addetti agli scavatori a vapore e alle draghe (IBSSD) era infatti stata espulsa dalla American Federation of Labor per il suo coinvolgimento in azioni di crumiraggio in altri stati.

Lester sembrava non rendersi conto del momento storico che stava vivendo, con l’industria mineraria americana in agitazione quasi perenne dal 1919 al 1922, con i minatori in lotta contro il padronato, il governo e anche contro i sindacati collaborazionisti, utilizzando tutti i mezzi a disposizione compresi armi e dinamite. A causa del prolungarsi degli scioperi la loro situazione economica  peggiorava di giorno e ogni tentativo di rompere la loro lotta inaspriva il confronto.

Il 21 giugno la posizione di Lewis fu ascoltata dai minatori in sciopero che assalirono un gruppo di crumiri e guardie vicino a Carbondale ferendone tre e mettendone in fuga altri. Centinaia di minatori marciarono poi attraverso le strade di Herrin saccheggiando negozi e impadronendosi di armi proseguendo poi verso la miniera di Lester. Le guardie, sentendosi braccate, aprirono il fuoco uccidendo due minatori della UMWA, Jordie Henderson e Joe Pitkewicius e un altro dimostrante.

Il sovrintendente della miniera, C.K. McDowell chiamò il colonnello Hunter della guardia nazionale mettendolo al corrente di quanto stava accadendo, pregandolo di intervenire perchè la situazione stava precipitando. Hunter comunicò con il vice sceriffo che però non prese alcun provvedimento.

Lester, informato a Chicago del precipitare degli eventi, fu d’accordo nel chiudere la miniera fino al termine dello sciopero.

Tuttavia gli accadimenti stavano precipitando. Hunter e un gruppo di cittadini formularono un piano di tregua per permettere ai crumiri e alle guardie di uscire dalla miniera e andarsene indenni. Nel frattempo, siccome gli animi si erano temporaneamente calmati, McDowell pensò che il peggio fosse passato e che non fosse più necessario trattenere la guardia nazionale.

In serata ci furono però altri saccheggi di armi, e quando McDowell tentò di ricomunicare con Hunter per i dettagli della tregua, per sapere chi l’avrebbe controllata, le linee telefoniche erano state tagliate.

In realtà, non era stato preso alcun provvedimento per garantire la tregua.

Durante questo periodo di indecisione gli scioperanti, assediarono con maggior veemenza la miniera.

Le sparatorie continuarono per tutta la notte con i minatori impegnati a distruggere i macchinari con tutti i mezzi possibili, martelli e dinamite compresa, per impedire a tutti i costi la ripresa dei lavori.

Gli assediati mandarono in avanscoperta una guardia, Bernard Jones, per concordare la resa se fosse stato garantita la loro l’incolumità. Gli fu risposto di uscire e che sarebbero stati scortati fuori dalla contea. Così fecero e furono avviati verso Herrin, distante otto chilometri. Dopo meno di un chilometro, a Creenshaw Crossing furono bloccati da altri dimostranti che li assalirono. Un chilometro più avanti, a Moake Crossing il sovrintendente McDowell, sanguinante e zoppicante per i colpi inferti, fu brutalmente assassinato con quattro colpi di pistola e gettato in un fosso. 

I crumiri furono portati in un bosco e incitati alla fuga accompagnati da parole di scherno. La folla li inseguì, alcuni furono uccisi mentre stavano scavalcando una rete di protezione, altri si persero nel bosco. Uno fu catturato e impiccato mentre altri tre disgraziati furono uccisi e finiti ai suoi piedi.

L’inseguimento continuò anche la mattina del 22 giugno quando sei crumiri furono ripresi, ordinato loro di togliersi camicie e scarpe e strisciare fino al cimitero di Herrin dove si era riunita una folla inviperita di un migliaio di persone. I crumiri furono legati, picchiati e infine linciati.

Quando lo sceriffo Thaxton incontrò il colonnello Hunter e il maggiore David della guardia nazionale era troppo tardi. Al loro arrivo alla miniera trovarono solo rovine fumanti. La folla se n’era andata tre ore prima.

Ripercorsero il cammino di sangue dei dimostranti che aveva lasciato sul terreno 19 morti che furono trasportati al Dillard Building dove furono esposti al pubblico: sedici di loro furono sepolti nella fossa comune del cimitero di Herrin mentre migliaia di persone presero parte ai funerali dei tre minatori uccisi durante l’assedio.

La nazione reagì con ribrezzo al massacro. Alcuni giornali invocarono l’ostracismo nei confronti di Herrin suggerendo di tagliarla da tutte i mezzi di comunicazione con il mondo esterno. Il presidente Harding parlò di un crimine scioccante, barbarità, macelleria marciume, pazzia.

Lester, il cui doppio gioco aveva provocato il disastro, fece anche un buon guadagno vendendo la miniera al sindacato ed evitando così una causa legale.

Alla fine l’inchiesta condotta dal coroner –  medico legale concluse che tutti i crumiri erano stati uccisi da persone sconosciute e dichiarò che le morti erano state causate direttamente e indirettamente dai funzionari della Southern Illinois Coal Company. Nei mesi successivi ci furono tre processi contro i possibili esecutori degli omicidi ma tutti gli accusati furono assolti in quanto gli alibi compiacenti forniti da amici, parenti e simpatizzanti furono accolti dal tribunale di Marion.

Per l’omicidio di Howard Hoffman, guardia della miniera di Lester, furono incriminati Otis Clark, Peter Hiller, Leva Mann, Bert Grace e Joseph Carnaghi. Il 5 gennaio 1923 la difesa dopo aver completato le testimonianze che giustificavano l’attacco alla miniera passò agli alibi. In particolare, quello di Carnaghi fu molto elaborato : a Herrin una lattaia dichiarò di avergli venduto del latte tra le 7 e le 7:30 del 22 giugno; altre tre persone corroborarono la sua storia. Secondo altri tre testimoni Carnaghi stava lavorando nel suo orto tra le 7 e le 7:45 mentre altre persone lo avevano visto trasportare dei pani di ghiaccio su un carrettino prima delle 9. Altri ancora lo avevano visto a Herrin sempre prima delle 9. Un testimone, F.L. Boucher raccontò di aver dato un passaggio a Carnaghi e a un suo conoscente e di averli portati al cimitero di Herrin ma quando erano arrivati avevano visto solo morti per strada. Nient’altro.

Le testimonianze a favore degli altri imputati continuarono ad escluderli dai fatti di sangue.

Il 18 gennaio 1923, due mesi dall’inizio del processo, la giuria raggiunse il verdetto :  Otis Clark, non colpevole ;  Leva Mann, non colpevole ; Peter Hiller, non colpevole ; Joseph Carnaghi, non colpevole ; Bert Grace, non colpevole.

Joe Carnaghi fu assassinato da sconosciuti nel 1931 e sepolto nel cimitero San Carlo di Herrin.

Non ci fu giustizia per nessuno in questo tragico evento di lavoratori posti l’uno contro l’altro in tempi difficili[1] e se una pacificazione sembrava aver preso il sopravvento, non fu così.

La contea di Williamson nonostante la calma apparente era nel caos a causa del Proibizionismo approvato con il Volstead Act del 1919 e dal contrabbando illegale di alcool con la malavita che controllava la prostituzione, la distribuzione di bevande alcoliche e il gioco d’azzardo. Molti funzionari statali vicini alle idee del Klu Klux Klan erano stanchi della mancanza di controllo da parte delle autorità locali.

Il terreno era fertile per l’avvento del Klan che fece la sua prima apparizione a Marion il 20 maggio 1923 in occasione di una cerimonia di revivalrisveglio dove furono iniziati 200 candidati. Il mese successivo cominciarono ad apparire nelle chiese battiste indossando la tunica e il cappuccio a cono bianco offrendo oboli e tenendo dimostrazioni di law and order. A questo scopo diedero l’incarico di coordinamento a S. Glenn Young, già guardiano della miniera di Lester e per breve tempo funzionario a Washington della squadra addetta a vigilare sul proibizionismo.

Young, dopo aver ottenuto la delega per sé e per altri uomini del Klan, cominciò a fare irruzione nelle case di contrabbandieri e presunti tali. Nella maggior parte dei casi però i malcapitati erano italiani che se parte commerciavano con l’alcol, in generale non capivano come si potesse considerare il vino come alcol visto il loro uso quotidiano durante i pasti. In realtà lo scopo del Klan era duplice. Contrastare il contrabbando e impaurire gli italiani rei di essere cattolici, e siccome pacifici, facili prede[2].

Nel 1923 gli italiani e i loro discendenti erano il 20% della popolazione di Herrin, si erano acculturati, prosperavano in diverse attività ed erano stati piuttosto accettati dagli americani ma erano sempre ritenuti dei diversi in quanto di religione diversa, stranieri e amanti del vino. Non ultimo molti si erano dati al contrabbando dopo l’entrata in vigore del Proibizionismo. Un capro espiatorio del resto fa sempre comodo e gli italiani di Herrin si adattavano perfettamente alla parte. 

Young fu processato e assolto per aggressione, e con tracotanza ostentò una pistola in tribunale. A questo punto fu fatta intervenire la guardia nazionale che restò a Herrin un paio di settimane. Dopo la loro partenza le irruzioni soprattutto nelle case e nei negozi degli italiani continuarono con l’arresto di decine di persone portate poi a Benton per essere processate. Ci furono scontri tra Klan e anti-Klan ma Young nel febbraio del 1924 era in pratica padrone della contea. La guardia nazionale ritornò e riportò l’ordine e Young fu spostato a East St. Louis.

Nel maggio del 1924 Young e la moglie furono seriamente feriti in una sparatoria mentre tornavano a East St. Louis da Marion, fatto che innescò l’omicidio del presunto killer Jack Skelcher alla periferia di Herrin e una dimostrazione di forza da parte del Klan a Carlyle in occasione del processo ai fratelli Shelton e a Charlie Briggs presunti attentatori alla vita di Young.

Tuttavia nel luglio del 1924 Young fu sollevato dal suo incarico e posto subito in stato di accusa per le sue irruzioni. Il Klan fece nuove dimostrazioni.

Il 30 aprile 1924 in uno scontro a fuoco tra Klan e anti-Klan vicino al garage di John Smith a Herrin vi furono sei morti. La guardia nazionale ritornò per l’ennesima volta sul posto.

Il 13 settembre 1924 Young fu definitivamente espulso dal Klan e il mese dopo Ora Thomas, ex contrabbandiere e anti – Klan fu nominato vice-sceriffo ma il suo mandato durò poco perché il 24 gennaio 1925, Ora Thomas, Young e due suoi sodali morirono in uno scontro a fuoco a Herrin[3].

La pace apparente ritorna a Herrin dopo l’elezione definitiva dello sceriffo Galligan e gli incontri di revival del ministro evangelico Harold S. Williams mirate a riunire la comunità divisa.

L’avvocatura di Stato prescrive 145 cause legate alla guerra del Klan e l’Herrin Herald, l’organo ufficiale del Klan cessa le pubblicazioni.

La fine del Klan nella contea di Williamson finisce comunque nel sangue quando in occasione delle elezioni del 13 aprile 1926 la lotta fratricida lascia sul terreno tre uomini del Klan e tre anti-Klan.

Tuttavia, anche se il Klan sembro sparire dalla vita pubblica, molti adepti entrarono in clandestinità. Verso la fine di agosto del 1927 durante la costruzione della chiesa cattolica di San Giuseppe a Marion, scoppiò una bomba su un lato della chiesa danneggiandola seriamente. Il sentimento anti-cattolico era ancora ben presente. E come era già successo attorno al 1870 il Klan scomparve temporaneamente nell’ombra.

Sarebbero comunque passati molti anni prima che gli italiani di Herrin si considerassero parte della comunità dove un tempo si erano sentiti a loro agio. Dall’inizio della crociata il Klan negò di essere anti-cattolico e anti-stranieri. Tuttavia la maggior parte degli italiani faceva il vino, alcuni erano dediti al contrabbando e tutti subirono le stesse angherie che il Klan inflisse ai cattolici spinti pure da pregiudizi razziali. Il risultato fu il risentimento e una rottura che ritardò di molto la loro integrazione.

Non bisogna poi dimenticare che le ruberie e i maltrattamenti durante le scorrerie del Klan furono devastanti a tal punto che sia gli immigranti francesi di Johnston City sia gli italiani di Herrin fecero intervenire le proprie autorità consolari che protestarono con il Dipartimento di Stato americano. Nel 1924 il gran giurì della contea di Williamson sentenziò che i raid del Klan erano senza giustificazione così come i loro arresti segreti senza un processo legale e senza un vero motivo. Nel 1927 invece Harold Baker, procuratore distrettuale a East St. Louis scrisse senza pregiudizi che nella maggior parte dei casi i diritti dei cittadini e delle proprietà erano stati completamente ignorati[4].

La pace che sembrava essersi ristabilita nella contea di Williamson, aveva già in scena un ultimo atto. Il Klan che odiava i cattolici e quanti consumassero alcolici si era inimicato la malavita che traeva grossi profitti dal commercio illegale di bevande alcoliche, che operava nelle contea di Williamson con le bande di Charlie Birger e dei fratelli Sheldon in lotta tra di loro per il controllo dei centri minerari.

Le due bande si sostituirono al Klan e cominciarono a combattersi tra di loro lasciando la solita scia di morti.

Gli uomini di Birger assassinarono Joe Adams, il sindaco di West City che parteggiava per gli Sheldon mentre quelli di Sheldon distrussero lo Shady Rest lo speakeasy – esercizio illegale di vendita di alcolici di Birger che provocò la morte di quattro persone.

Nel giugno 1926 Charlie Birger alias Shachna Itzak Birger fu arrestato con l’accusa di mandante dell’omicidio di Joe Adams. Arrestato altre volte, era sempre stato subito scarcerato ma in questa circostanza si trovava nella contea di Franklin dove non aveva accoliti e fu condannato a morte. La sentenza fu eseguita il 10 aprile 1928.

I fratelli Sheldon, che non riuscirono mai a sconfiggere la banda di Birger pur essendo più numerosi, nel 1925 furono condannati a 25 anni di prigione per una rapina a un furgone postale. La banda decapitata si disperse lasciando il campo a Birger fino alla sua morte nel 1928.

Dopo alcuni anni di carcere due dei tre fratelli Sheldon, Carl e Bernie ripresero le loro attività illegali a Peoria, Illinois ed ambedue furono uccisi nel 1948 da una gang rivale. L’altro fratello, Earl Sheldon sfuggito a diversi attentati fuggì in Florida dove morì nel 1986 all’età di 96 anni.

Gli anni della Depressione e del New Deal si avvicinavano e il re carbone aveva ormai perso buona parte della sua importanza.

Gli italiani di Herrin guardarono con un misto di indifferenza e di tristezza al futuro. Molti se ne andarono, altri restarono a pensare al loro sogno mezzo infranto lungo i viali ben ordinati della North Street.

 

Ernesto R Milani

14 marzo 2017

[1] La città di Herrin ha cercato di dimenticare il più possibile il massacro del 1922. Non parlarne può aiutare per qualche tempo ma poi la memoria riporta tutto alla luce. Nel 2015 Herrin ha fatto i conti con il proprio passato erigendo un monumento nel cimitero municipale per ricordare il massacro del 1922. Dopo lunghe ricerche sono state localizzate le tombe delle vittime e sono state riunite le famiglie dei discendenti. Un riconoscimento tardivo ma necessario.

 

[2] La memoria collettiva degli italiani è scarsamente dedicata a questi tragici eventi complice un atteggiamento fatalista spesso connesso con il cattolico atteggiamento di porgere l’altra guancia o soffrire in silenzio. Solo qualche lettera peraltro indicativa del periodo cita i maltrattamenti. La storia dei lombardi della contea di Williamson dovrebbe essere riscritta tenendo ben presente queste vicende. In effetti la comunità italiana costituita soprattutto da lombardi reclutati per il lavoro nelle miniere rappresentava un bersaglio facile in quanto cattolici, lavoratori e molto tolleranti.

 

[3] Il controllo della contea di Williamson da parte del Klan capitanato da Young aveva creato non pochi problemi ma dopo la sua morte, i 15.000 partecipanti al suo funerale sembrarono sparire come per incanto dalla vita pubblica.

 

[4] I fatti elencati mostrano una giustizia americana spesso non all’altezza degli eventi, piena di contraddizioni.  Proprio nel 1927 sconcertò l’opinione pubblica americana e internazionale  l’uccisione per mezzo della sedia elettrica di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, rei di essere anarchici e italiani benchè nessuna prova di colpevolezza fosse mersa nei loro confronti.