Commento a “Oh Capitano” di Rudolph J. Vecoli e Francesco Durante

a cura di Ernesto Milani

Il mio primo incontro con Celso Cesare Moreno risale alla fine degli anni settanta, quando ne parlai con il prof. Vecoli a Staten Island, New York in occasione della Conferenza della AIHA – American Italian Historical Association che aveva come tema conduttore gli italiani in agricoltura. Già allora il prof. Vecoli, mitico fondatore dell’IHRC (Immigration History Research Center) di Minneapolis, mi parlò con dovizia delle sue ricerche su Moreno, spesso interrotte dalle cure quotidiane, dalle fonti sparse ovunque e dalla mancanza di tempo cronico. Durante la mia ricerca sulla colonia agricola di Sunny Side, Arkansas (1895) l’analisi dei documenti ufficiali che lodavano l’esperimento dell’affarista americano Austin Corbin, associato al sindaco di Roma Emanuele Ruspoli e al rappresentante dell’ufficio del lavoro di Ellis Island, Alessandro Oldrini con il beneplacito dell’ambasciatore a Washington Saverio Fava e con l’avallo politico americano in pieno contrasto con la legge Foran (1885) contro l’immigrazione a contratto, mostrò un eccessivo ottimismo sul suo esito. Di fatto sia la morte improvvisa di Corbin sia una cattiva gestione della piantagione di cotone ne decretarono la temporanea disfatta nel 1899. In History of a Great Wrong – Italian Slavery in America (Storia di un Grande Male – Schiavitù Italiana in America), Moreno che aveva denunciato anzitempo la tratta di manodopera attaccando i rappresentanti del governo italiano, Fava in primis, include, stavolta, tutti gli attori della storia di Sunny Side accusandoli apertamente di essere in combutta con i padroni e di sfruttare senza ritegno la povera gente, dopo averla indotta a emigrare con falsi pretesti e promesse. Qualche tempo dopo, alla luce dei documenti che si riferiscono all’inchiesta sul peonage nei confronti degli italiani nella piantagione di Sunny Side richiesta dall’ambasciatore italiano Mayor des Planches e condotta da Mary Grace Quackenbos, attorney general del governo americano, gli scritti di Moreno mi parvero e continuano a essere molto premonitori. La Quackenbos denunciò i maltrattamenti dei piantatori di cotone nei confronti degli immigrati italiani, documentandoli in un rapporto che si compone di centinaia di pagine, riuscendo a impedire ulteriori soprusi. Il blocco politico operato nei suoi confronti dalla classe dominante dei latifondisti del Mississippi guidati da Leroy Percy impedì diverse condanne per peonage ma non fu in grado di influire sulla sospensione definitiva dell’emigrazione italiana sia in Arkansas sia in Mississippi. Perché tutto questo preambolo intorno a Celso Cesare Moreno? Questo mese di maggio 2014 è uscito il volume “Oh Capitano” di Rudolph J. Vecoli e Francesco Durante, edito da Marsilio che narra la vita favolosa di Moreno, personaggio molto controverso, scomodo, ma in molte circostanze precorritore dei tempi e acuto analista delle situazioni internazionali. Il libro è frutto delle indagini, delle ricerche, delle peregrinazioni di Vecoli che si dedicò alla sua stesura dopo essersi finalmente liberato delle incombenze che gli avevano impedito di dedicarsi ai suoi interessi più vicini. Purtroppo non riuscì a terminare la sua opera. Il 30 ottobre 2007 durante la mia ultima visita a Minneapolis, nella casa con il grande cartello contro la guerra in Irak, con le foglie autunnali sparse e ammucchiate dal vento artico, Rudi (Non Rudy perché troppo simile a Giuliani) mi mostrò l’angolo del suo studio impregnato di Moreno, dove campeggiava una sua foto. Mangiando da Muffoletta, vicino casa sua, non potevo sapere che il mese dopo mi avrebbe mandato un laconico messaggio per annunciare la sua morte entro poco tempo per leucemia fulminante. Si era appena parlato del viaggio all’università di Macerata con Carlo Brusa, del convegno di Campobasso con Dominic Candeloro su Arturo Giovannitti, del bagno purificatore nel Naviglio Grande in onore di Rosa e del convegno sull’emigrazione di Cuggiono, dipinti originali di Ralph Fasanella. Cesare Celso Moreno è anche Rudi Vecoli. Ecco perché il lavoro di ricomposizione e traduzione di Francesco Durante, pure lui attento studioso di Moreno, ha una grande valenza sia per chi ha conosciuto Vecoli sia per chi vuole saperne di più sulla storia dell’emigrazione italiana. (Il prof. Francesco Durante è l’autore di “ITALOAMERICANA” Storia e letteratura degli italiani negli Stati Uniti, 1889-1943”, ora pubblicato negli Stati Uniti a cura di Robert Viscusi. La biografia di CC Moreno narra la vita di un emigrato viaggiatore senza confini che esce dal gregge senza paura, combatte nella guerra di Crimea del 1855, naviga e vive nel lontano oriente sognando un impero coloniale per l’Italia di base a Sumatra, e analizza il colonialismo inglese e olandese senza falsi pudori. In America, poi, continua con le sue crociate, stavolta dirette contro la tratta e lo sfruttamento dei bambini (1873) e i rappresentanti del governo italiano che secondo lui sono poco incisivi e danneggiano l’immagine dell’Italia. Interessante anche il suo rapporto con il paese d’origine, Dogliani, che diede pure i natali a Luigi Einaudi, con cui rimase sempre in contatto mandando articoli che furono pubblicati sulla Gazzetta di Dogliani, dove tentò pure con insuccesso di farsi eleggere deputato in parlamento. Dalle colonne dei giornali di lingua italiana ma anche da quelle del New York Times, Celso C. Moreno continuò per anni la sua denuncia delle supposte malefatte di politici, padroni e sfruttatori anche per perorare la causa del suo progetto riguardo alla posa dei cavi transpacifici. Quest’ultimo lo portò alle isole Hawaii, dove si scontrò con il neo-colonialismo americano e inglese, il potere della chiesa mormone e lo stato dei nativi. Riuscì attraverso la sua amicizia con il re, David Kalakaua a farsi eleggere anche primo ministro e ministro degli esteri per alcuni giorni nell’agosto 1880 ma fu poi esautorato e costretto a partire definitivamente per San Francisco. Una volta rientrato negli Stati Uniti, Moreno continuò le sue battaglie e le sue invettive dalle pagine dei giornali, dimostrando una forte capacità e padronanza nell’utilizzare il mezzo più moderno di comunicazione allora esistente. Gli strali erano sempre diretti ai rappresentanti della politica italiana e ai padroni sfruttatori, anche se nel tempo la sua forza andò diminuendo perché i mali dell’emigrazione e dell’inserimento degli italiani si andavano riducendo o cambiando, e la sua presenza era adesso richiesta soprattutto come testimonial commerciale oppure come conferenziere per parlare degli argomenti che più preferiva come la forza commerciale della Cina e la situazione nelle isole Hawaii. Celso Cesare Moreno : una persona complessa che ha fortunatamente lasciato molte tracce, anche se spesso nascoste, che hanno così permesso di ricostruire le fasi più salienti della sua vita.

Ernesto R Milani

Ernesto.milani at gmail.com 16 maggio 2014 link alla pagina