Un uomo tradito, venduto, martoriato. Un uomo solo. Un uomo che muore. E insieme, in quel corpo, tutti gli altri. Tutti quelli che la storia continua a produrre: i volti cancellati, i corpi senza nome, le vite che scorrono sotto i nostri occhi mentre ci insegnano a non vedere. Il crocifisso li rappresenta tutti credenti e non credenti.
È il simbolo del dolore umano.
Forse è questo che ancora ci inquieta. Non è un segno di appartenenza. È uno specchio. Ci riguarda, anche quando pensiamo di esserne fuori. Anche quando ci sentiamo dalla parte giusta. Perché dentro quella storia — in modi diversi — ci siamo tutti.
E allora, forse, Pasqua è un modo di stare. Stare davanti al dolore senza distogliere lo sguardo. Stare dentro una idea semplice e difficile: che il prossimo esiste. E che non possiamo far finta di niente.
Dobbiamo augurarci di avere la forza e la capacità di opporci sempre all’orrore a cui stiamo assistendo (Emilia di Rienzo)
