UNA SCELTA INACCETTABILE DA ANNULLARE AL PIU’ PRESTO!

COMPORTAMENTI INACCETTABILI DEI DIRIGENTI ACCAM !

 MENTRE I COMUNI MATURAVANO LA DISMISSIONE DELL’INCENERITORE,  ATTIVAVANO LE PROCEDURE PER INCREMENTARE LA QUANTITA’ DI RIFIUTI E PER RICEVERLI ANCHE DA FUORI REGIONE!

 APPELLO AI SINDACI E ALLA REGIONE PER ANNULLARE QUESTA SCELTA SCIAGURATA !

Proprio nei giorni in cui vengono resi pubblici i risultati dell’analisi epidemiologica di ARPA Piemonte sulle gravi conseguenze sulla salute dell’inceneritore di Vercelli che, senza ombra di dubbio, viene imputato dell’aumento dei tumori (+60%, con punte di +400% per i tumori del colon-retto e +180% dei polmoni), veniamo casualmente a conoscenza che i dirigenti Accam hanno attivato nei mesi scorsi un iter amministrativo che ha portato al riconoscimento della qualifica di impianto di incenerimento con recupero energetico (R1).

Si tratta del primo passaggio per rientrare nella “rete nazionale degli inceneritori” prevista dal decreto “Sblocca Italia” che permetterebbe all’impianto di incrementare la quantità dei rifiuti da incenerire autorizzandone la provenienza da tutta Italia.

Mentre i sindaci ricevevano garanzie dall’Assessore Regionale all’ambiente Claudia Terzi che non visarebbero stati problemi di autorizzazioni nella fase di dismissione dell’impianto, Polleri, Antonelli e Ghiringhelli  richiedevano con conteggi e riconteggi durati 6 mesi, un riconoscimento atto a ottenere l’autorizzazione di bruciare più rifiuti, ovviamente extra-consortili.

Pur sapendo delle decisioni in corso verso la dismissione dell’inceneritore, non hanno ritenuto di avvisare i proprietari, cioè i 27 comuni soci, di questa procedura in atto!

E così nella nota del 16 luglio, a firma del funzionario regionale Dario Sciunnach, scopriamo che l’impianto Accam è stato riclassificato come R1, e quindi potenzialmente idoneo a ricevere i rifiuti da fuori Regione.

Chi ha autorizzato questa iniziativa?

Logica vorrebbe che in fase di dismissione dell’impianto si debba prevedere una graduale riduzionedei rifiuti fino allo spegnimento di un forno e poi del secondo.

Questo deve essere l’obiettivo dichiarato di ACCAM e dei Comuni nell’ambito della attuale procedura di riesame della Autorizzazione Integrata Ambientale (ricordiamo che questo impianto oggi funziona in deroga), una procedura che deve essere resa pubblica in ogni suo passaggio e in ogni suo documento per permettere l’informazione finora negata e la partecipazione delle popolazioni.

Se l’impianto venisse invece inserito nella “rete nazionale degli inceneritori” il Governo potrà imporre l’incremento dei rifiuti inceneriti e il conferimento dei rifiuti da fuori Regione rimettendo in discussione quanto finora ottenuto e condiviso dalla maggioranza dei Comuni consorziati .

Una beffa bella e buona rispetto agli sforzi dei cittadini che si impegnano in una gestione sempre più virtuosa della raccolta differenziata e dei Comuni che si sono schierati per metodologie alternative all’incenerimento.

 Ci appelliamo quindi ai sindaci del consorzio, che a maggioranza hanno votato per lo scenario didismissione dell’inceneritore, affinché svolgano tutti i controlli e le azioni in loro potere per evitare questa beffa e questo danno per i cittadini di Busto Arsizio e dell’ Altomilanese, tanto più che i calcoli presentati da ACCAM sono oggi superati dalle nuove linee guida in materia emesse dall’Unione Europea il 10 luglio scorso (direttiva 1127/2015)

 Ci appelliamo infine all’assessore Terzi chiedendoLe un incontro chiarificatore su quale sia la strategia della Regione verso la graduale riduzione dell’impiantistica di incenerimento lombarda, più volte annunciata, e naturalmente garanzie sulla graduale dismissione dell’impianto Accam come deciso dalla maggioranza dei soci in data 2 marzo 2015.

   
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