La lobby dell’incenerimento ringrazia!

Questa è una vera porcata», non usa mezzi termini Enzo Favoino – socio fondatore dell’Ecoistituto – tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza ( il centro di ricerca che ha avuto un ruolo fondamentale in Italia ed Europa per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, riduzione) per definire lo schema di decreto applicativo dell’art.35 dello “Sblocca-Italia” che verrà discusso nelle prossime settimane. Una impostazione inaccettabile da respingere!

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Ho letto lo schema di decreto applicativo dell’art.35 dello “sblocca-Italia”.

Lo schema può essere reperito ad es. al seguente link: 

http://www.liberatiumbria.it/wp-content/uploads/2015/08/3423-incenerimento-rifiuti-documento-e-riunione-9-9-15.pdf

Vorrei usare altri linguaggi, ma questa è una vera porcata, non ci sono altre parole, anche per chi come me è solito usare termini più “scientifici”.

Lo schema di decreto è costruito in modo da giustificare le “necessità di ulteriore capacità di incenerimento” nelle diverse aree.

Un documento irricevibile, e sotto diversi profili:

  1. A) Sul piano generale, perché presuppone che il rifiuto urbano residuo (RUR) debba comunque passare attraverso sistemi di trattamento termico (incenerimento ed affini). E’ non c’è niente, niente, NIENTE che attesti un tale obbligo nelle Direttive UE, citate a sproposito e capziosamente in diverse parti del Documento, quasi a giustificare che una tale strategia scellerata sia imposta dalle strategie comunitarie. Non è così, e sfido Ministro e tecnici a confrontarsi su questo assunto scellerato (e le relative, perniciose conseguenze, in termini di effetti negativi e contraddizioni con le strategie di medio termine) 

  2. B) Nel merito tecnico, perché tanti passaggi di calcolo sono assolutamente errati, artificiosamente errati, ed al solo scopo strumentale di massimizzare le necessità di ulteriore incenerimento. Come quando ad esempio:

    si assume il conseguimento del 65% di RD (e non un decimo di percentuale di più, come se tale livello fosse l’orlo del burrone e non la porta per ulteriori scenari virtuosi, scenari che noi sappiamo si aprono sempre, quando si consolidano schemi basati su RD porta a porta e tariffazione puntuale!) 

    non si tiene conto di quei Piani Regionali che già da tempo prevedono comunque obiettivi di RD superiori, ed in certi casi (es. Veneto) marcatamente superiori: le Regioni verranno costrette a rivederli al ribasso? 


    non vengono minimamente considerati gli effetti di programmi di prevenzione, che sono però resi obbligatori dalla Direttiva 2008/98, 29 (e qui la citazione delle Direttive da parte del documento si fa decisamente strabica, e l’impianto del documento ci mette a rischio infrazione quando invece dichiara di volerle evitare)

    si assume una produzione del 65% di CSS dagli impianti di pretrattamento (dato artificiosamente al rialzo, rispetto alla realtà degli stessi impianti di preparazione CDR/CSS che noi combattiamo) 

    non si prevedono assolutamente scenari operativi alternativi, come gli impianti a freddo con recupero di materia le cosiddette “Fabbriche dei Materiali”, che, non solo sono praticabili e praticati, ma si stanno diffondendo nelle programmazioni locali in molte parti d’Italia

    – Ma soprattutto, non si prendono neanche in minima considerazione gli scenari incrementali di recupero materia attualmente in discussione a livello UE, nel corso del dibattito sulla “Economia Circolare”, e che con ogni probabilità porteranno ad un aumento degli obiettivi di recupero materia (70% rispetto all’attuale 50%, assunto dallo Schema di Decreto).
    Orbene, qualcuno ci dovrà spiegare come la cosa potrà coesistere con una situazione ad infrastrutturazione “pesante” mediante impianti che richiedono alimentazione con flussi di RUR garantiti per 20-30 anni. Lo stesso errore fatto negli anni ’90 dai Danesi, che tuttavia se ne sono accorti e non a caso hanno adottato una strategia nazionale di gestione delle risorse che prevede ora una “exit strategy” dall’incenerimento al grido di “ricicliamo di più, inceneriamo di meno”. 
    Qualcuno lo dica al Ministro. Glie lo dica, per favore.

 

Enzo Favoino