da OresteM

La zia Irene e l’anarchico Tresca

Maggio 12, 2019 in News da OresteM

Il nuovo libro di Enrico Deaglio, La zia Irene e l’anarchico Tresca (Sellerio) che l’autore presenterà a Le Radici e le Ali il  23 maggio, parte dalla uccisione di Carlo Tresca a New York nel gennaio 1943. Questa figura importante della nostra emigrazione,  era un anarchico, un sindacalista, che sul giornale «Il martello», di cui era direttore, faceva una campagna serrata contro il fascismo e i boss mafiosi di New York , Pope, Genovese, Garofalo, Costello, che si dichiaravano amici di Mussolini. Tra i primi sospettati dalla polizia, per il suo omicidio, ovviamente, ci furono gli uomini di Cosa nostra, e uno di loro, Carmine Galante, venne fermato. Ma fu rilasciato quasi subito e la morte di Tresca venne dimenticata.

Per riaprire il caso, Deaglio usa un espediente romanzesco: una valigia, inattesa eredità di una zia, contenente documenti, ritagli di giornale, fotografie. Irene, la zia da poco defunta, ha lavorato per anni nei servizi segreti. Morendo, ha voluto che i dossier delle sue ricerche fossero consegnati al nipote Marcello Eucaliptus, un analista finanziario, che dovrà catalogare il materiale e scrivere una relazione. Per questo viene convocato dagli ex colleghi della zia in un hangar vicino al ristorante «Il Biondo Tevere»

Il primo faldone lasciato dalla zia riguarda l’assassinio di Tresca. E qui, dopo aver documentato le piste ufficiali (la vendetta mafiosa, ma anche un ordine di Mussolini), si suggerisce un’altra verità: che Tresca fu sì ucciso da un mafioso, ma per qualcosa di più importante di una semplice vendetta. Non va dimenticato, infatti, che in quei mesi il presidente Roosevelt stava pensando a portare l’offensiva contro l’Asse in Europa con lo sbarco in Sicilia. Per questo, in segreto, si cercava la collaborazione dei clan siculo-americani. Ma gli attacchi ai mafiosi di Tresca avrebbero potuto far naufragare il progetto.

Del resto, dice Deaglio,  quell’accordo segreto doveva condizionare pesantemente la futura storia italiana. Intanto lasciando mano libera a Cosa nostra, che trasformerà la Sicilia nella più grande raffineria di eroina mondiale. Ma avrebbe anche prefigurato la nascita della Repubblica sotto l’egemonia moderata mentre la mancata epurazione lasciava al loro posto burocrati, funzionari, magistrati fedeli al passato regime.

Introdotto da questo preludio, si sviluppa un noir che riapre un caso di oltre settant’anni fa. Ma insieme, il racconto si arricchisce di una ricerca storica puntigliosa e per nulla disposta a prendere per vera la Storia Ufficiale. Insomma, La zia Irene e l’anarchico Tresca è un esperimento che mescola generi diversi per stringere l’obiettivo su una storia mai raccontata. Su come cioè la morte di un anarchico a New York avrebbe finito per decidere la storia a venire, o meglio la storia che nessuno ci ha voluto raccontare. Non a caso, inizio e fine del romanzo si svolgono nel ristorante dove Pasolini fu visto vivo l’ultima volta. Perché quella morte, nonostante i processi, è ancora oggi l’esempio di come non ci si possa fidare di ricostruzioni che si spacciano per la Verità.

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ACCAM oggi più che mai: chiudere l’inceneritore, investire sul recupero di materia!

Maggio 12, 2019 in News da OresteM

Non hanno voluto chiudere l’inceneritore ACCAM entro il 2021, data fissata dalla stessa assemblea dei soci, hanno speso milioni di euro per riuscire ad abbassare le emissioni di ossidi di azoto entro i limiti dell’AIA, hanno voluto ridargli vita con una previsione di chiusura al 2027 (ma pensando andare ben oltre) motivandola con la necessità di sanare gli enormi buchi di bilancio e sfidando anche la contrarietà di numerosi piccoli comuni (purtroppo non sufficienti, in termini di quote, per avere la maggioranza).

Ci stiamo riferendo agli (speriamo ormai ex) amministratori di Accam e ai tre principali comuni soci.

Gli ultimi mesi hanno visto vari Comuni prendere la decisione di abbandonare la società e le difficoltà della stessa a rimanere in-house con la proposta del cda di richiedere una deroga governativa.

Hanno strombazzato i valori emissivi ridotti per “dimostrare” che le nostre erano fobie e allarmismi nonostante una indagine epidemiologica recente che, seppure parziale e inadeguata, evidenziava incrementi di alcune patologie associate alle ricadute dell’impianto.

Hanno respinto ogni idea del tavolo tecnico che prevedesse la chiusura controllata dell’inceneritore e la modifica del sistema di trattamento dei rifiuti verso il ciclo a freddo

Hanno strumentalizzato i lavoratori per metterli contro la popolazione esposta e le associazioni ambientaliste

Si sono “dimenticati” dell’episodio (2005 – “Operazione Grisù”) di smaltimento di rifiuti non autorizzati con relativo sequestro dell’impianto, come pure del blocco contemporaneo di entrambi i forni con arresto di emergenza ed emissioni fuori controllo, che ben si guardarono di segnalarlo immediatamente agli enti nel novembre 2004. Per non dire dei recenti superamenti dei limiti emissivi con interventi dell’ARPA.

Hanno sottaciuto le 117 tonnellate di ecoballe provenienti da Napoli ed incenerite nell’estate del 2017 e, con il nuovo piano industriale, avevano in previsione di bruciare 17.000 tonnellate di fanghi all’anno, alla faccia della tutela della salute, con nuovi investimenti necessari.

Questo fino all’altro ieri… poi è arrivata la DDA di Milano con l’operazione “Mensa dei poveri” e ha scoperchiato una rete di soggetti, legati principalmente a Forza Italia e al loro referente per il varesotto, Nino Caianiello, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio. Questa rete si era infiltrata anche nelle partecipate pubbliche con dirigenti a loro affiliati. Uno dei centri di potere era Accam.

Ora, la direttrice Paola Rossi, la Presidente Laura Bordonaro, il consigliere Alberto Bilardo e il loro mentore politico Nino Caianiello risultano indagati per vari reati, avendo usato il loro ruolo per conferire consulenze e incarichi che servivano ad avere indietro una parte dell’importo, utilizzando l’impianto e lo smaltimento dei rifiuti come “mucca da mungere”.

Si sta delineando uno scenario dove gli investimenti in Accam non erano finalizzati al bene pubblico, ma solo a interessi privati. Lo stesso studio per il proseguo della durata dell’inceneritore, commissionato all’ing. Crescenti, era finalizzato a riprendersi una parte della parcella.

Alla luce di tutto ciò torniamo a chiedere con forza ai soci di chiudere al più presto l’impianto di incenerimento ACCAM, dimostratosi utile solo per bruciare risorse e produrre CO2 e mazzette e, nel caso si ristabilissero le condizioni economiche e politiche adeguate, il consorzio dovrebbe investire in un sistema di trattamento dei rifiuti che incentivi il riciclo e il riutilizzo di materia.

Medicina Democratica, Ecoistituto della Valle del Ticino (Cuggiono), Associazione 5 agosto 1991 (Buscate), Comitati Salviamo il Paesaggio (Casorezzo e Inveruno), Comitato No Terza Pista (Vanzaghello), Comitato Rifiuti Zero Busto Arsizio – NoInceneritore (Busto Arsizio) , Legambiente Turbigo